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Scuola e privacy: la pesante ipoteca sul futuro dei ragazzi

Già è stato qui affrontato l’argomento della disfatta del mondo dell’open source in occasione del proliferare della didattica a distanza causa lockdown, ma se le sorti di quest’anno scolastico sono irrimediabilmente compromesse, si può sicuramene fare qualcosa di qui al prossimo anno scolastico.

Piccoli droni crescono

Le reazioni all’adozione di piattaforme proprietarie sono state poche ma ricche di argomenti e spunti. Tra questi spicca sicuramente l’articolo che la prof.ssa Maria Chiara Pievatolo ha scritto su Key4biz e che passa in rassegna tutti gli aspetti più delicati della questione, dall’invalidazione del Privacy Shield da parte della Corte di Giustizia Europea, all’incomprensibile comportmento del MIUR che tuttora ignora i servizi offerti dalla rete GARR (ente pubblico), fino alla declinazione di fatto di tutte le responsabilità ai singoli istituti scolastici e relativi dirigenti, in forza di un’autonomia che somiglia sempre più a un arbitrio fatto di necessità e incompetenza tecnica.

Il problema tuttavia è legato a chi dovrebbe intraprendere iniziative per ripristinare la legalità nel mondo della scuola.

Come trasformare la critica in azione?

Ripristinare la legalità in questo panorama in cui la violazione delle disposizioni normative si verifica in una condizione di emergenza dovuta alla crisi epidemica, non è affatto facile.

Le forze politiche attualmente rappresentate in Parlamento non sembrano disporre né di risorse intellettuali e culturali adeguate ad affrontare l’argomento dell’open Source e della sovranità digitale, né sembrano del tutto liberi dai condizionamenti economici delle lobby tecnologiche.

L’unica forza politica al cui interno siano presenti parlamentari che abbiano posto all’ordine del giorno questi problemi è sicuramente il MoVimento 5 Stelle che con la sua senatrice Maria Laura Mantovani ha più volte richiamato l’attenzione sul problema della didattica a distanza in mano alle grandi piattaforme tecnologiche. Eppure, malgrado il fatto di essere la forza politica che in questo momento controlla il ministero della Pubblica Istruzione, non sembra che questa sua attenzione abbia prodotto provvedimenti adeguati.

Al di là dell’impegno dichiarato o presunto delle forze politiche in campo, sembra chiaro che i grandi assenti siano soprattutto due: i sindacati di categoria e le organizzazioni studentesche.

Eppure, se i sindacati sono giustamente impegnati nelle questioni che riguardano la tutela degli insegnanti dal increscioso attacco di buona parte della Stampa a proposito delle tutele legate alla salute e alla sicurezza sul lavoro, Le organizzazioni studentesche potrebbero in questo momento concentrarsi su quello che è il patrimonio al quale dovrebbero tenere più di qualunque altro: le sorti future della loro base rappresentativa.

Ammesso però che le organizzazioni studentesche vogliono intraprendere una battaglia come questa, sarebbe complicato per dei ragazzi avviare delle iniziative dimensione nazionale al fine di contrastare una tendenza economica e sociale che vede spinte ben più grandi.

Sembrerebbe che l’unica possibilità per fare in modo che le organizzazioni studentesche si attivino in maniera organizzata su una battaglia di questo genere, sia quella di un supporto corale di tutta la comunità Open Source.

Il progetto di monitoraggio civico sul riuso del software

Il punto di partenza di tutto questo potrebbe essere legato all’iniziativa di un gruppo di informatici, legali e attivisti che si sono dati da fare per salvaguardare i principi di trasparenza e tutela dei diritti digitali: il Progetto software libero – Monitoraggio Civico Uso e Riuso.

L’obiettivo del progetto è quello di mettere a disposizione una mappa territoriale con tutti i casi di acquisto di software proprietario da parte della pubblica amministrazione senza che ve ne fosse la necessità. Il progetto prevede anche un supporto documentale sulla normativa e sugli strumenti necessari per pretendere il rispetto, come le richieste di accesso agli atti per verificare che sia stata operata un’analisi comparativa tra piattaforme proprietarie e piattaforme Open Source.

Se questo progetto riuscirà a fare breccia tra le organizzazioni studentesche, saranno gli stessi studenti a poter promuovere, direttamente o se minorenni per il tramite dei propri genitori, quelle iniziative che costringerebbero i dirigenti scolastici ad applicare la legge.

Perché i giovani studenti

Quelli attuali sono i tempi in cui si sta discutendo di estendere il diritto di voto a chi abbia compiuto il sedicesimo anno di età, malgrado non si parli affatto di abbassare la maggiore età su quello stesso limite.

Se questa iniziativa può sembrare a molti di noi pregevole e simbolicamente responsabilizzante, va rilevato tuttavia che il messaggio potrebbe essere letto in maniera del tutto diversa: estendere il diritto di voto anche a coloro ai quali non è richiesto di rispondere della propria piena responsabilità civile penale è un ulteriore messaggio di indebolimento del suffragio universale. Passerebbe infatti l’idea che esprimere il proprio voto non sia poi così legato all’idea stessa di responsabilità.

D’altra parte una vera e propria lotta studentesca organizzata e con degli obiettivi chiari potrebbe far capire realmente al mondo dei minorenni che il futuro è già in questo momento nelle loro mani, e che non devono aspettarsi regali dalle generazioni più vecchie.

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