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IN BULGARIA LO STATO DI DIRITTO NON STA FUNZIONANDO E LA QUESTIONE CI RIGUARDA TUTTI

Riportiamo il post di Mikuláš Peksa apparso sul sito del PP-EU e sulla pagina web dell’europaramentare Pirata.

La risoluzione odierna del Parlamento europeo critica l’ incapacità del governo bulgaro di combattere la corruzione diffusa e la criminalità organizzata e di affrontare la crisi dello Stato di diritto . Da luglio in poi, la Bulgaria ha assistito a proteste regolari che hanno portato decine di migliaia nelle sue strade . Le proteste sono state accompagnate dalla brutalità della polizia e dagli attacchi ai giornalisti e hanno raccolto un ampio sostegno pubblico . Dagli anni ’90, il paese, uno dei più poveri dell’UE, è stato de facto governato da gruppi di oligarchi politici e finanziari, che esercitano una forte influenza (o il controllo diretto) sul sistema giudiziario, l’ambiente imprenditoriale, i media,i servizi segreti e la polizia. In World Press Freedom Index, composto da Reporters sans frontières, la Bulgaria risulta al 111° posto, e Transparency International lo ha etichettato come lo stato più corrotto nella UE .

Anche la recente relazione della Commissione europea sullo Stato di diritto non è stata esattamente positiva nei confronti della Bulgaria. Il rapporto riguarda le incomplete riforme giudiziarie, la bassa fiducia del pubblico nelle istituzioni anti-corruzione, gli attacchi ai giornalisti, e le paure di disuguaglianza dinanzi ai giudici. La Commissione europea ha inoltre espresso preoccupazione per attività di lobbying non regolamentate, processi legislativi non trasparenti e imprevedibili e mancanza di trasparenza nelle strutture di proprietà dei media. Secondo le nostre informazioni, la valutazione della Commissione è anche troppo clemente.

I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Boyko Borissov. Al Primo Ministro piace dipingere se stesso come un crociato anticorruzione, ma il pubblico crede che abbia tollerato la mafia bulgara e alcuni parlano persino dei suoi legami con potenti attori dietro le quinte. Le persone in piazza chiedono anche le dimissioni di Ivan Geshev, il procuratore generale, che ritengono abbia sfruttato il suo ufficio per ricattare i suoi concorrenti politici e economici.

Uso improprio dei fondi europei

I mafiosi e gli oligarchi bulgari sarebbero nati dal servizio di intelligence comunista e hanno usato il vuoto di potere degli anni ’90 per iniziare a costruire un sistema basato su legami opachi tra governo, oligarchi, magistratura e servizi segreti. Quando il paese ha aderito all’UE nel 2007, la mafia ha scoperto una nuova fonte di finanziamento, che ha contribuito a rimanere al potere fino ad oggi: i fondi europei, o più precisamente, il loro sistematico uso fraudolentoSe vuoi saperne di più su come vengono stanziati i soldi del bilancio europeo, puoi leggere questo articolo.

Un esempio di come questo uso improprio del denaro europeo venga praticato in Bulgaria riguarda i sussidi dei fondi europei per lo sviluppo rurale. Tra il 2007 e il 2013, l’UE ha concesso alla Bulgaria 101 milioni di euro per costruire hotel nella regione più povera del paese e promuovere il turismo. Ma la maggior parte del denaro è stato utilizzato per costruire case private. L’ufficio del procuratore bulgaro e la polizia hanno iniziato a indagare sul caso, ma l’opinione pubblica è stata scettica sui risultati. La fiducia dei Bulgari nella giustizia è estremamente bassa e ritengono che l’istituzione sia altamente politicizzata. Altri punti cardine delle frodi sui sussidi bulgari includono progetti che non esistono realmente o progetti che finiscono per essere costruiti così male che è necessario ancora più denaro europeo per ripararli.

L’opposizione democratica bulgara ha accusato l’UE di un controllo insufficiente, poiché l’Unione invia ancora denaro alla Bulgaria, anche se in parte finanzia solo la mafia. Eppure tutto potrebbe essere diverso, se l’UE subordinasse l’uso delle sue sovvenzioni allo Stato di diritto. I pirati hanno insistito per questa condizionalità al Parlamento europeo . Se il livello delle istituzioni locali è basso, aumenta il rischio che il denaro non arrivi ai giusti destinatari. Si parla da tempo di introdurre questa condizione a Bruxelles, ma è sempre stata bloccata da Ungheria e Polonia –il primo stato che potrebbe sentirne gli effetti. Ora la Presidenza tedesca ha suggerito una versione di compromesso di questa condizione. Nelle prossime settimane vedremo se potrà essere fatto passare.

E l’inattività dell’Europa?

L’opposizione bulgara ha ragione quando afferma che la Commissione europea ha mostrato solo poca volontà di esercitare un controllo sull’utilizzo dei fondi europei nel paese. Potrebbe anche avere senso chiedersi perché non abbiamo sentito parlare della Bulgaria tanto quanto di altri paesi che condividono molti dei suoi problemi: Ungheria e Polonia. Il primo ministro Borissov ha costruito la sua immagine di politico affidabile e attore chiave nelle relazioni tra Turchia e Russia, cosa che la leadership dell’UE apprezza. A differenza di Orbán, si è anche comportato in modo strategicamente intelligente, evitando una guerra ideologica con l’UE, e ha rafforzato la sua posizione nel gruppo democristiano, che condivide con la cancelliera tedesca Angela Merkel e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il gruppo ha notato la sua lealtà, e questo ha dimostrato anche nel voto di oggi. I democristiani hanno proposto decine di emendamenti alla risoluzione, che annacquato le critiche rivolte al governo bulgaro e relativizzato la gravità della situazione. Il più grande gruppo nel Parlamento, da un lato promuove condizioni legate allo Stato di diritto per quanto riguarda i fondi europei, ma dall’altro sembra perfettamente disposto a stare a guardare su come il sistema dei fondi europei in Bulgaria venga abusato in modo sistematico: l’ipocrisia è chiara. Se vogliamo prendere sul serio le regole, devono essere applicate a tutti.

Le battaglie che determinano la forma dell’UE e dell’integrazione europea spesso non sono combattute in quello che potremmo chiamare il suo centro, a Bruxelles, Berlino o Parigi, ma alle sue periferie: in Bulgaria, Polonia, Ungheria, Grecia, Romania e persino nella Repubblica Ceca. . È qui che vedremo se l’Unione europea può istituire meccanismi di controllo che garantiscano che la redistribuzione dei fondi serva davvero ad aumentare il tenore di vita dei suoi cittadini e promuovere la crescita economica dell’intera Unione.

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