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Marcare il territorio

Dopo il congresso espresso, con il quale la nuova dirigenza del Partito Pirata Italiano ha cancellato di fatto l’assemblea e ha azzerato cariche, Statuto e Regolamento per imporre un triunvirato al vertice del partito, l’instancabile volontà di radere al suolo ogni traccia del passato si è compiuta con la sostituzione dei colori del logo del partito.

Anche Gandalf preferisce evitare contaminazioni

Il nuovo colore non è semplicemente brutto: è addirittura fastidioso, a un livello quasi osceno, e pertanto eviteremo di raffigurarlo qui per non disturbare la sensibilità dei nostri lettori e non mettere a repentaglio l’igiene visiva.

Per dare un’idea della volontà di provocare una dirompente frattura con il passato e con la stessa razionalità, si pensi solo al fatto che il verde fluo scelto per sostituire l’arancione del logo è stato utilizzato anche come sfondo per il sito web, comportando evidenti difficoltà di lettura per i (probabilmente) già non troppi lettori delle pagine del Partito Pirata.

Elezione diretta di?…
E no, non hanno hackerato il sito

La scelta sarà sicuramente stata apprezzata da tutta la comunità degli astigmatici che, sicuramente, avranno piacere di visitare il sito web del Partito Pirata Italiano per verificare eventuali peggioramenti del proprio disturbo visivo.

Ma sarà sicuramente apprezzata anche da chi, grazie al fastidio arrecato dalla scelta cromatica, non riuscirà a leggere i nuovi contenuti che spaziano dall’iniziativa di promuovere l’elezione diretta dei Procuratori della Repubblica (una provocazione cui non si era spinto neanche il miglior Cesare Previti di fine anni novanta) all’individuazione della repubblica di Taiwan come fonte di ispirazione per la risoluzione della crisi Covid (un’ispirazione che, peraltro, ci ricorda qualcosa).

Storia e colore

Aldilà del sarcasmo è chiaro però che la sostituzione del colore arancione (uno dei due colori del movimento pirata insieme al viola) con il verde fluo, sia strumentale alla cancellazione della storia passata del Partito Pirata Italiano e della sua struttura democratica, antifascista e antioligarchica.

Ma soprattutto sia la definitiva affermazione della visione personalistica del partito, quella di un capo con il partito intorno. Un capo che marca il territorio e lasciando tracce anche troppo visibili.

Un’idea, insomma, molto vecchia che in Italia genera equivoci e provoca fallimenti fin dal 1992.

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