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AIR e VIR: deliberare per funzionare

Una delle caratteristiche che rende unico il Partito Pirata è la prerogativa di ciascuno dei suoi iscritti di poter partecipare al processo deliberativo del partito stesso.

Ogni Pirata può proporre una mozione sulla piattaforma deliberativa Agorà

Questo principio potenzia il principio della democrazia liquida che è basata sull’esercizio della democrazia diretta o delegata non solo per l’aspetto del consenso (il voto alle mozioni presentate dagli altri) ma anche per quello deliberativo (l’iscritto può legiferare).

La consapevolezza politica

La piattaforma deliberativa Agorà può essere vista come lo strumento attraverso il quale si è svolto un’interessante esperimento sociale: gli iscritti hanno potuto immedesimarsi nel ruolo del legislatore. Un’esperienza che può essere vissuta su diversi livelli.

Il primo livello è quello, a metà strada tra il gioco di ruolo e il fantacalcio, della costruzione di un ambiente sociale che, attraverso il confronto ludico, riesce a elaborare una linea politica che tenga conto delle diverse sensibilità ma anche un senso di appartenenza alla comunità pirata.

Agorà e carte coperte

In questa fase iniziano a emergere tutti quegli elementi che ritroviamo nella dialettica politica: il maggior successo delle iniziative nate dai pirati ritenuti più credibili o di quelle più emozionanti o di quelle che più si conciliano con l’attualità.

Il secondo livello è invece quello dell’attuazione delle mozioni approvate. La realizzazione di una proposta è infatti legata all’impegno con cui gli attivisti riescono a trasformare la deliberazione in un’azione. In questa fase iniziano anche a emergere le difficoltà dovute alla mancanza di impegno, alla carenza di risorse, all’avvicendamento dei ruoli, all’allontanamento di alcuni pirati.

Il terzo livello è quello dell’esperienza acquisita dagli errori o dai successi conseguenti alle scelte intraprese. Questa fase, fondamentale, è tanto più feconda tanto maggiore è la stabilità dell’organico degli iscritti: infatti un partito in cui il ciclo di vita degli iscritti è di poco superiore all’anno di iscrizione non può acquisire una consapevolezza storica delle proprie caratteristiche e conseguire la capacità di apprendere dai propri errori.

Se il limite di questo sistema a tre livelli è infatti pari al limite che si può porre alla “fantasia” di ognuno. Il ruolo della cosiddetta “intelligenza collettiva” diventa quindi fondamentale per conciliare l’elaborazione delle proposte così come il conseguimento del loro successo all’unico principio cui le “mozioni” devono ispirarsi: il principio di realtà.

La funzione di Agorà: non decision making ma political intelligence

In questo processo deliberativo, lo strumento informatico di gestione, che nel caso del PP-IT è Liquid Feedback, svolge un ruolo fondamentale per “avvicinare” la comunità dei pirati dislocata sul territorio e farla diventare una sorta di assemblea permanente; le funzionalità di proposta, di emendamento sulle proposte, di voto diretto o delegato e infine di verbalizzazione, consentono di mappare il processo in modo trasparente (il software è naturalmente sviluppato con codice aperto) in modo che ciascun utente possa monitorare direttamente l’attività del partito.

Il software diviene così centrale che spesso si commette l’errore di identificare il partito stesso con il software. Ma naturalmente non basta il software per fare un partito.

Purtroppo si è spesso ritenuto che il software consentisse di deliberare: un po’ come credere che una piattaforma con un ERP, un CRM e un software di Business Intelligence consentano di stabilire le strategie per un’attività produttiva.

Per deliberare infatti non serve un software ma solo delle regole; certamente un software dovrebbe aiutare a farlo meglio, più reattivamente e in modo più coinvolgente ma le potenzialità di una piattaforma deliberativa vanno ben oltre la deliberazione.

Agorà dovrebbe essere utilizzata soprattutto per imparare più facilmente dalle deliberazioni precedenti: Agorà è infatti un sistema di “political intelligence” che consente di restituire una rappresentazione chiara e puntuale non solo della norma approvata ma anche delle motivazioni alla base della norma, i suoi emendamenti, il suo “iter parlamentare”. Ed è quell’iter che deve diventare un patrimonio per il futuro: un patrimonio culturale per tutti gli iscritti.

Analisi d’impatto

La piaga più grande che affligga le democrazie parlamentari meno robuste è la mancanza di cultura legislativa. In una democrazia parlamentare, infatti, il legislatore non deve superare un concorso, non deve dare dimostrare una particolare competenza, non deve rispondere solo alla legge e, periodicamente, all’elettorato.

La criticità principale di questo sistema è che il legislatore può disporre di un potere pressoché arbitrario nel tempo in cui siede in parlamento e potrà rendere conto di qualsiasi errore o colpa solo nei tempi stabiliti dai diversi dispositivi costituzionali previsti (illegittimità, incostituzionalità, referendum abrogativo, eventuale ricambio della maggioranza). Questi tempi possono essere per natura troppo lunghi per rimediare agli eventuali danni provocati da un’attività legislativa tossica.

L’aspetto più problematico però è che spesso non è possibile misurare l’efficacia degli effetti delle norme varate dal momento che mancano totalmente gli elementi necessari per la loro valutazione.

Oggi infatti vengono usati molto di rado quegli strumenti elaborati dalla teoria politica per rendere trasparente l’elaborazione di leggi e regolamenti da parte del Parlamento o del Governo: la cosiddetta “analisi di impatto“, una valutazione preventiva del rapporto costi/benefici degli interventi normativi che deve essere fatta simulando opzioni alternative.

L’impatto delle norme: una rivelazione per tutti!

I cittadini pertanto non solo devono attendere le prossime elezioni per decidere se confermare o meno il consenso alla maggioranza uscente, ma non sono neanche messi in condizione di valutarne la capacità legislativa.

Naturalmente oltre alla preventiva analisi di impatto della regolazione (AIR) è altrettanto importante la corrispondente “verifica di impatto della regolazione” (VIR), ossia la successiva disanima degli effetti prodotti dalle scelte effettuate.

Purtroppo i politici conoscono poco queste buone prassi, ma soprattutto sanno che non utilizzarle è fondamentalmente vantaggioso per evitare di confrontarsi, dati alla mano, con gli effetti delle loro scelte.

Sfortunatamente però, anche grazie a un’informazione pubblica colpevolmente carente, sono soprattutto i cittadini a non sapere che la “buona politica” si fa con buone leggi e che le buone leggi si fanno con queste prassi.

L’impronta Pirata nella politica può iniziare da Agorà

Promuovere la cultura del ciclo di valutazione delle politiche pubbliche (per i legislatori e per i regolatori) dovrebbe essere uno dei punti di forza del programma Pirata. Questa è la trasparenza che porta a un vero miglioramento perché dà conto delle decisioni durante le decisione e non dopo.

Si tratta di una battaglia per la quale i pirati possono iniziare ad addestrarsi già dentro al partito. Dovrebbe essere un principio esplicitato nello statuto (o almeno assodato nelle prassi) quello per cui ogni mozione presentata in Agorà deve essere sottoposta a analisi preventive e verifiche periodiche: sarebbe un modo per iniziare a presentare piccoli studi di fattibilità delle diverse ipotesi di azione, modelli di verifica in itinere dei risultati.

La trasparenza di un tale ciclo di valutazione consentirebbe non solo a tutti i pirati iscritti di giudicare la capacità legislativa di chi elabora le proposte, ma anche di presentarsi al grande pubblico per affermare un importante principio, quello per cui tutto questo “gioco”…

…non è uno spreco di tempo!

Negli USA si è avuto un acceso dibattito che ha contrapposto la cosiddetta “libertà dei regolati”, di coloro che “subiscono” le regole, e la “libertà dei regolatori”.

Il legislatore lamenta infatti che una rigorosa analisi di impatto costituisca un vulnus delle (sacre) prerogative degli organi deliberativi e che, soprattutto, provochi il rallentamento se non la paralisi delle attività legislative.

Ebbene, sembra proprio che il mito della “paralysis by analysis”, cioè la paralisi determinata dall’eccesso di analisi di impatto, sia a tutti gli effetti un mero mito.
Sembra infatti che se si impone ai regolatori il rispetto preventivo di alcune regole di massima l’attività normativa non subisca evidenti rallentamenti; anzi, il “vincolo di realtà” porta il legislatore a evitare appesantimenti normativi (dettati magari da sollecitazioni di lobbing) che rendono, essi sì, molto più lenta la stesura di una legge.

Inoltre è solo attraverso una piena trasparenza dei processi decisionali che si può ottenere una reale partecipazione democratica dei cittadini: il diritto alla conoscenza infatti non deve essere circoscritto alla conoscenza passiva ma deve essere valorizzato attraverso la promozione di una conoscenza attiva che conduca il cittadino alla propria realizzazione culturale, democratica, umana.

A questo punto, sarebbe utile se lo sforzo della fantasia Pirata si concentrasse proprio sul miglioramento di quei processi interni che potrebbero divenire un modello della politica Pirata non solo a livello dei contenuti ma anche di quello della forma.

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