Assemblee

Piratare i Pirati

Questo è il programma del tavolo di lavoro che si svolgerà a Roma nel pomeriggio di domani 30 giugno durante un evento decisamente non ordinario.

Ore 15.00 – Sessione Base: DIFENDITI!

  • Naviga sicuro
  • Proteggi la tua identità sul web Usa il software libero
  • Scopri i social indipendenti

Ore 16.00 – Sessione Avanzata: LIBERATI!

  • Abbandona Windows Inoltrati nel deep web
  • Cripta i tuoi dati e le tue mail Usa strumenti di edemocracy

Ore 17.00 – Incontro con Enrica Perucchietti, giornalista e scrittrice

  • Contro la censura
  • Come difendersi dalle Fake News sul web

Il programma è estremamente focalizzato su una serie di temi che caratterizzano da decenni il movimento pirata, e a prima vista potrebbe sembrare a pieno titolo il programma di un evento del Partito Pirata.

Eppure non è organizzato dal Partito Pirata!

Di cosa si tratta?

Il tavolo di lavoro è inserito in quello che costituisce uno dei più strutturati eventi tra quelli che coinvolgono l’eterogenea comunità che, spesso vicina alle tematiche noVax, noTax, noMask, no5G, noEuro, si sta facendo vedere in molte piazze d’Italia, il più delle volte ignorata dalla stampa e dall’informazione radiotelevisiva; una comunità che ha deciso di declinare la “disobbedienza” fuori dalla cornice “di sinistra” che spesso ha contraddistinto questo termine.

L’evento in questione è R2020, dal nome del coordinamento fondato da tre personaggi molto noti a chiunque frequenti i social network e le piattaforme di Streaming: gli ex cinque stelle Sara Cunial, Ivan Catalano e Marco Barillari. La copertura mediatica dell’evento sarà curata da una webstar estremamente famosa: Byoblù.

I tre organizzatori. Spoiler: non sono Pirati

Un’analisi pirata dell’evento

Limitando l’analisi alle tematiche che sono più connaturate al movimento pirata si tratta chiaramente di un considerevole balzo in avanti rispetto alla nicchia di pubblico più tradizionalmente sensibile a queste tematiche.

La stessa idea di ricondurre al sovranismo, parola d’ordine in cui si riconosce una buona parte di quella comunità di cittadini, il problema del controllo sui dati personali dei cittadini e del controllo sui sorgenti dei software utilizzati è decisamente interessante.

Inoltre, quella comunità di cittadini che spesso lamenta di avere subito l’oscuramento delle proprie pagine Facebook o dei propri profili social (se questo sia giusto o meno non è oggetto di questa riflessione), ha fatto sviluppare quella giusta insofferenza nei confronti del potere assoluto di cui le grandi piattaforme private dispongono (e che sempre più spesso esercitano) a danno soprattutto di quegli utenti i cui punti di vista non sono allineati al pensiero dominante.

Dispiace che questa insofferenza si sia sviluppata così velocemente in seno a questa comunità e non, per esempio, a quelle comunità che spesso si sono mostrate molto più sensibili ai diritti civili. Si tratta probabilmente di una conferma della validità sociologica della teoria darwiniana: le comunità che soffrono di meno le condizioni ambientali sono quelle in cui meno spesso si sviluppa l’esigenza di favorire la nascita di caratteristiche alternative: fuor di metafora, le comunità più oppresse (o che si sentono tali) cercano di trovare modi diversi di esercitare più pienamente i propri diritti.

Una buona parte del pubblico pirata si sentirà estraneo alla maggior parte delle tematiche che vengono affrontate nell’evento R2020 ma d’altra parte questioni come quella dei brevetti nel settore agroalimentare hanno a lungo fatto parte della visione pirata e sono ancora presenti nel programma europeo.

La considerazione più importante però è per il metodo con cui questo evento è stato organizzato e strutturato.

Un evento pirata? No. Ma un po’ sì..

Non è possibile fare a meno di notare quanto R2020 abbia praticato la “pirateria”. Infatti, oltre ad aver piratato (ben venga!) uno degli argomenti cardine del movimento pirata (software libero e open source, no al monitoraggio di massa, etc), volgendolo al sovranismo digitale, è stato piratato ben altro:

Si deve ammettere che le scelte comunicative e metodologiche sono pienamente condivisibili anche in un’ottica, in un’etica “pirata”, anche se purtroppo, si è voluto indulgere nella trita retorica antipartitica con il disclaimer:

L’evento organizzato da R2020 non fa riferimento ad alcuna bandiera, colore o partito“.

Che, però, se vogliamo, è anche questa una “PIRATATA” fatta al M5S; una piratata che se si pensa alle manifestazioni renziane del 25 aprile (quelle senza bandiere) o alla propensione iconoclasta delle sardine, non è neanche poi così nuova.

E il Partito Pirata?

Gli organizzatori si sono mostrati interessati a coinvolgere nella “rete di associazioni” anche i pirati italiani, ma il netto rifiuto di accogliere “colori politici” non poteva consentire un’interlocuzione che andasse oltre a singole adesioni di carattere personale, se mai ce ne saranno.

Resta il fatto che un evento del genere avrebbe probabilmente dovuto essere organizzato dal Partito Pirata già da diversi anni ma, purtroppo, è chiaro che in questo momento le energie del PP-IT non sono palesemente sufficienti a portare avanti iniziative di massa.

Su quali vascelli sventola oggi la bandiera pirata?

Il Partito Pirata si trova attualmente in un momento di riflessione e, per così dire, autoanalisi. Fortunatamente è stato possibile almeno fissare alcuni punti fermi, quali le assemblee in streaming del mercoledì sera, che sono state spesso un luogo di confronto interno ed esterno alla comunità pirata, a volte con ospiti e contenuti di assoluto rilievo, ma è chiaro che sarà necessario iniziare a scendere per le strade prima di rischiare di assumere la dimensione di una webradio, come è stato affermato da alcuni pirati più insofferenti.

Ma la bandiera pirata sventola su diversi vascelli a volte guidati dagli stessi Pirati iscritti al partito a volte guidati da pirati che hanno conseguito i gradi solcando i mari con lo spirito giusto ma che nulla hanno a che fare con il partito.

Tra questi possiamo probabilmente annoverare gli organizzatori di R2020.

Ma come dimenticare gli artisti, come Davide Dormino o Miltos Manetas che hanno messo a disposizione la propria tecnica per sottolineare la situazione drammaticamente ingiusta di uno dei simboli del piratismo mondiale come Julian Assange!

O ancora l’iniziativa ECI sulla rendita universale di base promossa da Unconditional Basic Income Europe che nasce incredibilmente insieme a quella che alcuni nostri pirati hanno promosso sul file sharing.

E ancora, quanto importante sarà da parte del Partito Pirata italiano sostenere il progetto Monitoraggio Software Libero, un progetto avviato anche in questo caso da attivisti in parte iscritti al Partito Pirata e che se fosse stato aiutato per tempo dal PP-IT avrebbe forse potuto contrastare la vittoria campale che i giganti del software chiuso e proprietario hanno ottenuto sul campo della teledidattica!

Forse perciò lo scenario è più promettente di quanto non sembri, perché, come insegna la storia dei pirati del mare, non esistono confini ma solo tante nuove rotte da scoprire.

L’unico Partito Pirata in Italia (ndr)

1 comment on “Piratare i Pirati

  1. Marco Calamari

    Povero Assange, nemmeno i pirati se ne ricordano più. Eppure sul sito c’è ancora l’iniziativa del nobel

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