Senza categoria

La polemica verso il servizio tags.pub è oggettivamente giustificata: e voi cosa ne pensate?

Una schermata pacman del fediverso in cui la chiocciola che simboleggia gli account bot di tags.pub, cerca di mangiarsi gli hashtag, ma dve vedersela con i software che gestiscono i gruppi Activitypub, come Friendica, Lemmy e NodeBB, e con Mastodon in quanto software più diffuso del Fediverso
Pac-tags

tags.pub è un servizio sviluppato dalla Social Web Foundation, un’organizzazione no-profit statunitense, e promosso da figure storiche del fediverso come Evan Prodromou e fondamentalmente appare agli altri server del Fediverso come un’istanza di bot. Intorno al progetto si è sviluppata una polemica che nasce da uno scontro filosofico, tecnico e di privacy radicato nella natura stessa delle reti federate.

NB: questo post verrà pubblicato anche sul gruppo Activitypub @[email protected] 

tags.pub nasce come un “relay/bot di hashtag globali”. Il suo obiettivo è permettere agli utenti di seguire un qualsiasi hashtag attraverso l’intero fediverso seguendo l’account strumentale @[email protected] che aggregherà e ricondividerà tutti i post pubblici che usano il tag #hashtagseguito.

Alcuni amministratori hanno però deciso di bloccare o limitare questo server per alcune ragioni: il modello di consenso opt-out, il rischio di scraping, il rischio di centralizzazione di fatto e le potenziali criticità per la moderazione.

La questione del consenso

tags.pub raccoglie e indicizza per opzion predefinita i post di chiunque utilizzi un hashtag o segua il loro bot di “followback”. Per evitare che i propri post finiscano nel loro aggregatore globale, l’utente deve inserire espressamente tag di esclusione nella propria bio (come #NoTagsPub o #NoBots). Si tratta di un metodo oggettivamente prepotente, soprattutto in una comunità come quella del fediverso, in cui la cultura del consenso è considrata un valore fondamentale. DIversi amministratori hanno ritenuto che la raccolta automatica e centralizzata di contenuti debba essere strettamente Opt-In, con l’utente che deve esplicitamente scegliere di partecipare. L’approccio “raccogliere tutto a meno che tu non ti opponga” è infatti una pratica invasiva equiparabile allo scraping.

Un problema del genere si era presentato anche alle origini del progetto fedibridge, ma l’autore del progetto aveva immediatamente accolto il riscontro della comunità e ha deciso di salvaguardare la privacy benché questo rendesse meno potente la copertura del servizio.

Scraping e indicizzazione di massa

L’utente che pubblica contenuti con hashtag lo fa per renderli più visibili, ma a volte desidera solo farli trovare dai propri follower o all’interno della propria “bolla”, senza desiderare che finiscano in un indice globale accessibile a chiunque e archiviato centralmente. Un aggregatore di questo tipo rende estremamente facile per soggetti terzi (compresi bot commerciali, aziende di AI per il training dei dati e spammers) raccogliere enormi moli di dati strutturati per argomento e diventa un aggregato di vulnerabilità unico ed enorme. Sarebbe interessante affrontare più nel dettaglio la questione dello scraping nelle reti aperte, una sorta di battaglia persa in partenza, ma di certo le ricadute di un servizio come tags.pub non rappresentano certo un modo per ostacolare lo scraping

La centralizzazione e la questione del carico sui server

La centralizzazione “occulta” è uno dei problemi del Fediverso; anche se esso nasce per essere decentralizzato, la creazione di un unico punto di aggregazione globale per tutti gli hashtag ri-centralizza il traffico e il controllo dei dati sotto un’unica entità. Un’entità, la social Web foundation, che dovrebbe limitarsi a contribuire, magari suggerendo meglio gli standard del W3C con cui funziona il fediverso (e oggi come oggi gli hashtag funzionano in maniera pessima) e non certo creando sovrastrutture centralizzate al fine di compensare le carenze architetturali di Activitypub.

Oltre a questo problema di natura politico-metodologica esiste però una questione più concreta: l’invio e la gestione di una quantità enorme di post diretti a un singolo aggregatore e la successiva ridistribuzione (amplificazione via boost) potrebbe generare un carico di rete inutile sui server più piccoli.

La posizione degli amministratori che bloccano

Una preoccupazione a nostro parere eccessiva è quella legata all’eventuale aumento di lavoro per i moderatori; secondo questo modo di vedere le cose, se un post contenente molestie, discorsi d’odio o contenuti illegali utilizza un hashtag popolare, tags.pub rischierebbe di amplificarlo istantaneamente su vasta scala prima che i moderatori delle singole istanze possano intervenire. Ora, se è vero che rimuovere un contenuto abusivo una volta distribuito globalmente da un relay è molto più complesso, è altrettanto vero che un relay non impatta così tanto sulla moderazione: con l’automazione a portata di tutti, infatti, spammer e molestatori possono utilizzare strumenti molto più invasivi e rapidi per diffondere odio, disinformazione, trolling e spam.

I gestori di istanze che hanno scelto di bloccare tags.pub infatti non lo hanno fatto tanto per questo rischo spam, ma proprio come misura di protezione preventiva per i dati dei propri utenti: bloccando il dominio a livello di server, si impedisce a infatti tags.pub di indicizzare e ri-condividere i post della propria istanza, restituendo agli utenti il controllo sulla portata dei propri contenuti senza costringerli a modificare la propria bio o le proprie abitudini.

Oggi le discussioni principali su tags.pub si sono volte direttamente sulla rete e sulle sue piattaforme di governance.

L’annuncio e la visione ufficiale sono stati oggetto del lancio su Social Web Foundation con il post di presentazione ufficiale firmato da Evan Prodromou (Introducing tags.pub) che descrive il funzionamento del servizio e il modello di opt-out. È il punto di partenza principale dove sono spiegati meccanismi come l’uso del tag #NoTagsPub e le istruzioni per la defederazione automatica.

Diverse discussioni sull’opportunità di bloccare tags.pub e avvisi inviati agli amministratori sono transitati nel fediverso tramite l’hashtag dedicato #FediBlock (qui una spiegazione sul funzionamento delle segnalazioni tra amministratori nella Wiki di JoinFediverse – FediBlock).

Chi volesse verificare le caratteristiche del servzio può comunque consultare il repository del codice sorgente su GitHub (Social Web Foundation / tags.pub) che raccoglie le segnalazioni tecniche e i bug report. Per seguire le ultime discussioni in tempo reale, il metodo più diretto sul fediverso consiste nel cercare su Mastodon o altre piattaforme federate gli hashtag #tagsPub#FediBlock o #SocialWebFoundation.

La nostra opinione: è una cagata pazzesca, ma non abbiamo ancora preso una decisione sul blocco del server

Come molti di coloro che ci seguono sanno già riteniamo che per aggregare le discussioni sia molto più utile l’utilizzo dei gruppi Activitypub, rispetto a quello degli hashtag. Oltre a ciò, pensiamo che un server di servizio promosso dalla Social Web Foundation costituisca un pericoloso tentativo di centralizzare le discussioni.

Tuttavia queste opinioni non possono essere decisive sulla nostra decisione di bloccare il server tags.pub.

Molto più importante invece è la questione relativa alla protezione dei dati personali e proprio in tal senso desideriamo chiedere l’opinione del maggior numero di persone:

fateci quindi sapere cosa ne pensate!

Una schermata pacman del fediverso in cui la chiocciola che simboleggia gli account bot di tags.pub, cerca di mangiarsi gli hashtag, ma dve vedersela con i software che gestiscono i gruppi Activitypub, come Friendica, Lemmy e NodeBB, e con Mastodon in quanto software più diffuso del Fediverso
Pac-tags

Vuoi segnalare un errore o dare un suggerimento? Scrivici su FriendicaTwitterMastodon o sul gruppo telegram Comunicazione Pirata

3 comments on “La polemica verso il servizio tags.pub è oggettivamente giustificata: e voi cosa ne pensate?

  1. @informapirata non mi si carica il link, lo leggerò appena vado su una postazione decente.

    Io ho TagsPub tra i following/follower da un po', ma se devo essere davvero sincera, mi fornisce pochissimi pochissimi contenuti. Sono già passati diversi mesi e tutti i tag che seguo, non mi hanno portato a scoprire profili o comunità interessanti; io non vado dietro al discorso quantità dei follower più di tanto, ma se seguo un tag vorrei quantomeno vedere gente che ne parla… O no?

Comments are closed.