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Il Ministero dell’Istruzione che ci Meritiamo (ma di cui non abbiamo bisogno)

La rappresentazione della cultura che cimmeritiamo: un'immagine generata da Banana in cui Leonardo da Vinci dipinge il Colosseo sulla T-shirt di Giulio Cesare
La rappresentazione della cultura che cimmeritiamo: un'immagine generata da Banana in cui Leonardo da Vinci dipinge il Colosseo sulla T-shirt di Giulio Cesare

Ho avuto modo di leggere le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei e ho avuto la chiara sensazione che il dimenticabile Valditara abbia deciso di lasciare una traccia nell’Istruzione Pubblica con la stessa grazia di quei cinghiali che, dopo “aver fatto il fango”, si strofinano sui tronchi per pulirsi e lasciare il proprio odore, spesso lordando e danneggiando la corteccia.

Mi era capitato di leggere un’interessante appello contro l’impatto delle linee guida sull’insegnamento della filosofia pubblicata su Micromega, ma non avvo ancora avuto modo di leggere tutto il documento, ma lo ammetto: mi sono fermato al comunicato stampa del Ministero, un indigeribile e orrendo esempio di SLOP incastonato su un sito istituzionale.

L’analisi del testo rivela infatti diverse spie stilistiche e strutturali tipiche dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni:

  • l’uso dei “trattini lunghi” per gli incisi enfatici, a sostituire le virgole o le parentesi ben più utilizzate nella scrittura burocratica o giornalistica italiana standard
  • l’enumerazione, anche dove non necessario, di tre-argomenti-tre (la famosa “Regola del Tre”), uno schema retorico molto comune nei dati di addestramento degli LLM che serve a mostrare un tono autorevole e bilanciate
  • un’autocelebrazione e aggettivazione iperbolica, un tono epico e autocelebrativo che trasforma una riforma burocratica in un evento epocale
  • una struttura a blocchi titolati in cui ogni paragrafo ha un titolo celebrativo (“MATEMATICA: DA TECNICA A PENSIERO”) tipico dei prompt che chiedono di “riassumere per punti chiave con titoli accattivanti”
  • il solito vocabolario “standardizzato”, costituito da buzzword inglesi (stakeholders, soft, input) prese dall’enorme letteratura manageriale usata nei dati di addestramento o italiane (“cittadinanza attiva e critica”) che ricorrono in quasi ogni testo generato da AI quando si parla di educazione
  • la struttura a “specchio” che emerge quando il discorso inizia con una dichiarazione generale, prosegue con una spiegazione binaria (“da un lato… dall’altro”) e chiude con una sintesi morale o filosofica di bassa lega
  • la struttura a “coppie antinomiche” utile a dare un tono di “profondità intellettuale” che avvine creando contrapposizioni tra termini tecnici o filosofici, a volte anche forzando il contesto
  • la “sintesi armonizzante” finale che proviene dalla tendenza innata degli LLM a evitare posizioni troppo nette, cercando sempre di “fondere” gli opposti in una conclusione positiva
  • le conclusioni “aforistiche” in cui vengono utilizzate frasi a effetto ma intrise di immagini figurate ed locuzioni trite (“Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi.”)

Il comunicato stampa è evidentemente il risultato di un’elaborazione in cui i contenuti tecnici ministeriali sono stati passati attraverso un LLM con un prompt del tipo: “Rendi questo documento di riforma appassionante, moderno, strutturato per punti e sottolinea il valore del pensiero critico nell’era dell’IA”.

Produrre spazzatura IA per introdurre le linee guida di una cosa così importante come le indicazioni nazionali per i licei è indice di una sciatteria imperdonabile.

Perché questa sciatteria non va sottovalutata?

Questa sciatteria proviene dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, quello che dovrebbe essere il sancta sanctorum della crescita culturale del popolo italiano, l’istituzione cui fa capo la Scuola che, come diceva Calamandrei, dovrebbe essere considerata la “terza camera” della Repubblica.

Questa non è semplice sciatteria; non è un peccato veniale.

Questa è una strategia eversiva!

E sarebbe ora di considerarla come tale

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