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Fediquette: la netiquette e il Fediverso

A smiling emoji face profiled by sentences stating netiquette rules for conversations online
Rules of netiquette to be used in online communication (fonte: wikipedia)

Esiste una fediquette?

Risposta breve: sì.

La risposta lunga è riportata di seguito.

Come per tutte le piattaforme di comunicazione e interazione legate al web, anche per interagire nel fediverso esiste una “netiquette” che non si discosta poi molto da quella valida per tutti i social network e tuttavia vi sono delle specifiche questioni che dovrebbero essere conosciute dagli utenti del fediverso.

NB: QUESTO POST È UNA IDEALE CONTINUAZIONE DI QUELLO GIÀ PUBBLICATO SULLE RISORSE DEL FEDIVERSO ITALIANO PERCHÉ IL FEDIVERSO NON HA SOLO BISOGNO DI ESSERE CONOSCIUTO MA HA BISOGNO DI ESSERE VISSUTO NELLA MANIERA PIÙ CIVILE E SODDISFACENTE POSSIBILE.

ANCHE IN QUESTO CASO, IL POST VA INTESO COME UN PROGETTO IN EVOLUZIONE E SI AGGIORNERÀ ANCHE ATTRAVERSO I CONTRIBUTI DEI DIVERSI ADMIN DI ISTANZA E DEGLI UTENTI DI LUNGA DATA CHE POTRANNO AVVIARE UNA CONVERSAZIONE PUBBLICA O PRIVATA VERSO I SEGUENTI ACCOUNT:

  • l’account mastodon di @informapirata@mastodon.uno, per avere una risposta puntuale
  • il forum @forum@poliverso.org dedicato agli utenti friendica dell’istanza “poliverso” ma anche a tutti gli utenti italiani che desiderano partecipare alle discussioni sul fediverso

A smiling emoji face profiled by sentences stating netiquette rules for conversations online
Rules of netiquette to be used in online communication (fonte: wikipedia)

Admin, istanze e moderazione

Un ruolo ingrato

L’amministratore di un’istanza è colui che mette a disposizione risorse tecnologiche e ore uomo per l’hosting, l’installazione, la configurazione, l’aggiornamento e la manutenzione di un’istanza; inoltre, la quasi totalità delle volte, l’amministratore è anche l’unico o il principale moderatore, ossia colui che si occupa di monitorare le condotte di pubblicazione, i contenuti pubblicati, le segnalazioni provenienti dalla propria istanza o per i contenuti di tutto il fediverso, o le segnalazioni provenienti dalle altre istanze in riferimento a utenti e contenuti pubblicati nella propria.
Il compito dell’amministratore è molto delicato: la maggior parte delle istanze infatti non è a scopo di lucro e solo talvolta prevede formule per consentire agli utenti di contribuire alle spese sostenute. D’altra parte l’amministratore è anche il responsabile legale della piattaforma ed è potenzialmente soggetto a disagi legali analoghi a quelli cui è soggetto Mark Zuckerberg, pur senza disporre di un patrimonio economico analogo. Infine gli amministratori sono pochi e gli utenti sono tanti e spesso è difficilissimo arginare certe crisi senza capire se alcune perturbazioni nelle discussioni della propria istanza dipendano da spontanee dinamiche polemiche o se non facciano parte di una strategia mirata a far collassare e impazzire la comunità e i suoi amministratori.

Strategie di amministrazione e moderazione

Questa scomoda posizione insieme all’infinita discrezionalità potenziale di cui gode, fa sì che ogni amministratore sia costretto ad assumere una strategia di moderazione diversa in base a più fattori:

  • la propria sensibilità culturale, religiosa, politica,
  • la tipologia dell’istanza che può essere generalista oppure tematica (legata a un tema specifico: tecnologia, arte, sesso, etc) oppure locale (delimitata a utenti di una specifica area geografica)
  • le direttrici verso cui si è accresciuta la comunità
  • i rapporti con le comunità di altre istanze

La strategia di amministrazione e moderazione degli amministratori può determinare non solo il successo o il fallimento di un’istanza, ma anche l’isolamento da parte delle altre istanze che si ripercuote sulla possibilità di interazione tra utenti di istanze (e piattaforme diverse).

Conoscere gli eventuali limiti della moderazione

Non tutte le piattaforme dispongono di strumenti di moderazione evoluti o, addirittura, non ne dispongono affatto. Se gli amministratori di Mastodon, la piattaforma più matura del fediverso, possono contare su un pannello assai evoluto e funzionale, gli amministratori di altre piattaforme potrebbero non disporre di strumenti così evoluti.

Nel caso di Friendica, che manca totalmente di funzioni di moderazione, abbiamo sperimentato con l’istanza Poliverso un approccio mirato al coinvolgimento degli utenti nell’avvalersi di un supporto interno al social:

  • la richiesta di collegamento (manuale…) a tutti gli utenti neoiscritti da parte dell’amministratore @admin@poliverso.org
  • la creazione di un account che funziona come un forum di supporto (in friendica è quel tipo di account che condivide a tutti i collegamenti i messaggi ricevuti) come @forum@poliverso.org
  • la creazione di un account informativo come @notizie@poliverso.org che rilancia le notizie legate alla singola istanza Poliverso ma anche quelle riferite a tutte le piattaforme cugine del fediverso
  • la creazione di un account come @ospite@poliverso.org dedicato al supporto degli utenti.

Giusto per essere trasparenti, questa metodologia non sembra avere comunque funzionato benissimo…

Naturalmente, più si arricchirà la comunità degli utenti e più gli sviluppatori saranno incentivati a creare pannelli di moderazione adeguati, come quelli di cui già dispone Mastodon.

Gli utenti del fediverso devono comprendere che la responsabilità di rendere confortevole il luogo in cui ci si trova non può essere ricondotta solo all’amministratore/moderatore ma coinvolge tutti gli utenti che dovranno cercare di interloquire con gli altri secondo modalità civili, costruttive e quanto più sintonizzate con il comune sentire dell’istanza.

Se non ci si trova bene in un’istanza è possibile quasi sempre salvare i dati del proprio profilo per importarli in un’altra istanza della stessa piattaforma!

Trasparenza nella moderazione e “fine pena mai”

La moderazione è la tutela più importante per gli ospiti di una istanza, e questa tutela avviene anche attraverso il ban o il silenziamento di singoli utenti di altre istanze o di intere istanze; ma questa circostanza può anche costituire una trappola che può portare gli utenti a restare chiusi in una bolla.

Sarà quindi molto importante informarsi su quali siano le istanze esistenti e le nuove istanze, per conoscerle e per frequentare occasionalmente le timeline pubbliche così da capire se vi siano utenti silenziati dalla propria istanza (in tal caso è necessario seguirli per vederne gli aggiornamenti, altrimenti non appariranno mai nella timeline federata, né quando vengono ricondivisi da altri utenti che seguiamo) o addirittura bannati (in tal caso sarà impossibile seguirli dal proprio account).

Inutile fare vittimismo: spesso gli amministratori di istanza bloccano o silenziano gli account perché o violano esplicitamente i termini di servizio o comportano una tale quantità di segnalazioni da parte degli utenti da essere considerati una presenza non gradita.

Quasi sempre, comunque, se si è scelta una istanza in maniera consapevole, è perché le scelte dell’amministratore sono rispondenti alla sensibilità degli utenti e quindi il problema in questione non comporta particolari disagi. Il problema è che le sospensioni hanno sempre carattere definitivo e non tengono conto del fatto che un utente oggi molesto perché nuovo e non consapevole delle dinamiche del fediverso e delle sensibilità delle altre istanze, possa imparare domani a comportarsi in maniera più matura e costruttiva.

Per questo motivo sarebbe auspicabile che gli amministratori spieghino sempre in maniera trasparente quali siano le istanze bloccate o silenziate e, naturalmente, motivare tale scelta al fine di dare agli utenti gli strumenti per vivere con consapevolezza il fediverso.

Anche in questo caso abbiamo visto che le piattaforme del fediverso si evolvono: Mastodon per esempio ha iniziato a introdurre strumenti per consentire agli utenti bannati di fare appello agli amministratori, nel caso in cui si ritenga che il provvedimento sia stato assunto frettolosamente o equivocando la condotta tenuta dall’utente o il contenuto pubblicato. Ci auguriamo che anche altre piattaforme seguano l’esempio.

Il self-hosting

Alcuni utenti del fediverso che possiedono (o stanno imparando a padroneggiare) le competenze per farlo, possono creare una istanza personale monoutente.

In tal caso l’utente in questione sarà amministratore di sé stesso. Purtroppo alcuni neo-amministratori di istanza potrebbero non aver considerato bene le modalità con cui una piattaforma dialoga con le altre e potrebbero configurare male alcuni parametri di impostazione. Tutto ciò potrebbe portare la propria istanza a fare chiamate anomale e ripetute che sovraccaricano i server delle altre istanze: in tal caso, non sorprendetevi se verrete bannati da tutti gli altri amministratori!

in tal caso, non sorprendetevi se verrete bannati da tutti gli altri amministratori!

Contenuti

Se il modo di interloquire con gli altri è importante, non bisogna però sottovalutare il fatto che ad attirare l’attenzione sono soprattutto i contenuti.

Naturalmente un contenuto che in una istanza può essere consentito, potrebbe non essere consentito in un’altra istanza, anche se è bene sapere che pubblicare fake news o contenuti razzisti, omotransfobici o inequivocabilmente pornografici vi taglierà fuori da quasi tutte le istanze! Fatte salve queste casistiche, può essere utile pubblicare un contenuto considerando la possibilità di ridurre i parametri di visibilità (pubblico, riservato alla cerchia dei contatti, riservato al solo destinatario menzionato) o prendendo degli accorgimenti particolari.

  • contenuti controversi: se state pubblicando notizie che ritenete fondate, ma che la maggior parte ritengono fake news, probabilmente sono fake news, e quindi dovete tenere conto del fatto che questo vi può portare a un ban immediato in molte istanze. Se ci tenete proprio a parlarne con i contatti che la pensano come voi, almeno utilizzate una modalità privata. Magari un giorno vi farete un’istanza tutta per voi…
  • contenuti “disturbanti”: alcuni contenuti quali immagini di nudo, testi erotici, immagini splatter, contenuti blasfemi possono essere apprezzati da molti utenti, ma il compito dell’amministratore è che questi contenuti non compaiano nella timeline creando imbarazzo a un utente che, magari, sta navigando in un luogo pubblico. Per questo in alcune piattaforme è possibile usare l’hashtag #NSFW e limitare la visualizzazione di una foto o di un video con l’apposita funzione (CW, Content Warning, NSFW); un utente che vuole evitare sorprese può infatti impostare filtri sugli hashtag usati più spesso per le timeline pubbliche e tenere disattivata l’opzione “Always show media marked as sensitive” nelle impostazioni.
  • accessibilità: da non sottovalutare è poi la pubblicazione di immagini che non possono essere “lette” da sistemi di supporto a persone non vedenti o ipovedenti o contenuti audio che non possono essere intesi da persone con problemi di udito; a tal fine, quasi tutte le piattaforme presentano funzioni per descrivere il contenuto multimediale postato: in molti vi ringrazieranno per questo piccolo sforzo di aumentare l’accessibilità. Non è comunque opportuno pretendere aggressivamente questa buona pratica dagli utenti che non lo fanno, come spiegato nel commento piuttosto colorito dell’utente mastodon @Yaku.

Flooding & co

Ci sono infine alcune pratiche piuttosto moleste che nei social più maturi si vedono sempre di meno, ma che nel fediverso ancora vengono praticate con disinvoltura (e, sia chiaro, portano spesso al ban o tuttalpiù a un richiamo dell’amministratore).

  • flooding: molesto: è la pratica di pubblicare tantissimi messaggi in maniera quasi compulsiva. Nelle istanze più piccole si nota tantissimo e può otturare la timeline; nelle istanze grandi si nota di meno ma è ancora più pericoloso (anche se lo fa una piccola percentuale, si generano volumi immensi di messaggi che possono provocare un aumento dei costi di gestione per l’amministratore di istanza e, se non monitorati, addirittura il blocco improvviso dei servizi. Questo principio generale vale anche per i casi successivi
  • pubblicità: la pubblicità fa schifo. Sempre. Considerando che le istanze sono sempre gratuite ma costano, inviare pubblicità sul fediverso è un atteggiamento viscido e dannoso. L’autopromozione invece è un’altra cosa, ma è accettabile solo nei limiti del rapporto tra contenuto autopromozionale e rilevanza/utilità del contenuto informativo (e no, se ve lo state chiedendo, il vostro metodo di trading, la qualità dei vostri “depuratori” di acqua o il potere detoxing dei vostri intrugli, NON HANNO ALCUNA RILEVANZA INFORMATIVA). NB: alcune istanze potrebbero permettere l’autopromozione pura, o farlo solo a chi partecipa delle spese di gestione dell’istanza, entro un massimo di messaggi settimanali e naturalmente senza alcuna “spinta” algoritmica.
  • spam: non solo menzionando gli utenti, ma anche semplicemente rendendolo visibile nella timeline
  • tweetposting: il tweetposting è la pratica di ripubblicare contenuti di twitter sul fediverso. Non è vietata in sé, ma può essere fatta in modi più o meno rispettosi:
    1 scrivere manualmente lo stesso messaggio scritto su twitter, tenendo conto delle differenze (menzione degli utenti secondo la sintassi del social in questione)
    2 ripostare lo stesso messaggio in maniera automatica, ma monitorare le risposte e, nel caso, rispondere
    3 ripostare lo stesso messaggio in maniera automatica, senza preoccuparsi delle interazioni e con il solo fine di marcare il territorio e infettare l’ambiente del fediverso con l’alito di twitter
    Naturalmente l’ultimo comportamento, oltre ad essere irrispettoso per gli utenti comporta anche un inutile spreco di risorse tecniche, ambientali ed economiche. In alcuni casi ha portato a problemi evidenti e alla necessità di potenziare le infrastrutture o al rischio di avere dei picchi di lavoro bloccanti per i server dell’istanza (cfr toot di Gargron)
  • autoposting: è la pratica di ripubblicare automaticamente contenuti sul fediverso e, come la precedente, non è vietata in sé, ma può essere fatta in modi più o meno rispettosi legati alla qualità delle pubblicazioni (meglio se alta e non banale), alla frequenza (meglio se bassa) e alla capacità di reagire a eventuali risposte.

Anonimato e identità

La maggior parte delle istanze del fediverso non pretende che l’utente dimostri alcuna identità mentre alcune istanze suggeriscono addirittura di non iscriversi con il proprio nome e questa prospettiva implica molte conseguenze positive: libertà, possibilità di non essere soggetti alla profilazione cella propria identità reale; ma questo significa anche che molte delle persone che si iscrivono siano non solo anonime per una questione di identità ma inconoscibili anche per una questione di reputazione.

Chi si iscrive a una istanza del fediverso tende spesso a seguire fin da subito alcuni dei profili che trova nella timeline, solitamente i più noti o prolifici, senza pensare tuttavia che costoro non sanno nulla di chi li sta seguendo e che quindi si ritroveranno seguiti da un profilo con ZERO follower e, spesso, senza neanche una immagine e una descrizione del profilo, il che vi renderà indistinguibile da un bot.

Sarebbe opportuno, educato e rispettoso per tutta la comunità che, prima di iniziare a seguire altri utenti a caso, chi si iscrive a una istanza del fediverso pubblicasse alcuni post/toot su argomenti che lo incuriosiscono, se non addirittura uno o più post di presentazione sui propri interessi.

Ciò renderà più probabile che le persone appena seguite rispondano a quella richiesta di contatto seguendo anche essi il profilo di chi li ha seguiti, poiché magari lo ritenengono interessante.

Scrivere un post introduttivo

Come già detto, chi è appena entrato, dovrebbe scrivere un post introduttivo, magari usando l’hashtag #presentazione (oppure #introduction o #introduzione) per parlare dei propri hobby, interessi, opinioni politiche.

Per essere trovati più facilmente dai profili affini può essere utile inserire appositi hashtag (p.es #fotografia #anime #viaggi #politica, etc).

In molte piattaforme del fediverso è inoltre possibile fissare/appuntare il tuo post introduttivo sul tuo profilo o, successivamente, appuntarne un altro o più di uno.
È importante tenere presente che se qualcuno scopre un profilo, potrebbe non vedere i post pubblicati prima di seguirti, ma questo non dovrebbe riguardare i post fissati vengono sempre scoperti con il profilo.

Disorientamento, solitudine e frustrazione

L’utente appena iscrittosi nel fediverso è portato a confrontare questa nuova esperienza d’uso con la facilità cui è abituato nei social tradizionali nel trovare funzionalità, contenuti, e contatti. Il senso di disorientamento è dovuto a tre fattori:

  • Estraneità: il fediverso ha già diversi anni di vita nei quali si è arricchito di prassi, terminologie, funzionalità che possono risultare estranee e non inclusive, dal momento che chi si è appena iscritto non può colmare immediatamente questo divario;
  • Solitudine: quando ci iscriviamo sui social tradizionali è facile trovare contatti che conosciamo già nella vita reale o almeno in altri social e anzi, alcuni strumenti ci consentono addirittura di cercarli, ma quando entriamo nel fediverso abbiamo l’impressione che sia frequentato da una massa di sconosciuti neanche troppo attivi e con nomi piuttosto strani; inoltre gli utenti di una istanza sono infinitamente di meno rispetto a quelli dei social globali e all’inizio, quando abbiamo ancora pochi contatti, non riusciremo a vedere le altre istanze.
  • Frustrazione: quando ci iscriviamo nel fediverso, l’impressione che non ci si fili nessuno è dovuta per lo più al fatto che… non c’è proprio nessuno che ci si fila! Come ricordato nel capitolo precedente, questo dipende soprattutto da noi, che appena entrati siamo ovviamente molto poco interessanti e, soprattutto, potremmo non esserci sintonizzati con il resto della comunità che popola quella istanza.

Questo è normale ed è una conseguenza fisiologica della qualità delle piattaforme del Fediverso rispetto alla tossicità dei social globali: questi ultimi sono stati appositamente sviluppati per creare dipendenza attraverso la facilità d’uso (dispongono di un’ergonomia progettata per far rimanere l’utente davanti allo schermo più tempo di quanto non voglia), l’aggregazione forzata (il rastrellamento del maggior numero di dati personali, email o numeri di telefono serve anche a profilare l’utente per farlo stare insieme alle persone più compatibili) e la “gamificazione” premiante (quando serve, gli algoritmi creano i presupposti necessari per provocare riscontri positivi come i “mi piace”, le condivisioni o la visibilità di un post).

Il fediverso è stato pensato per creare relazioni e interazioni neutre e autentiche, non per condizionare attraverso algoritmi sofisticati la condotta degli utenti al fine di renderli animali di allevamento da rivendere pezzo dopo pezzo ai pubblicitari e ai data broker!

Se i social tradizionali sono come il venditore di auto che ci lusinga per la nostra competenza e il nostro buon gusto pur di venderci il modello che gli consente il maggior guadagno, il fediverso è come quell’amico sincero che, quando abbiamo la forfora sulla giacca, ce lo dice senza preoccuparsi di farci rimanere male…

Convivenza tra social “potenziati” e social “minimalisti”

Il vantaggio del fediverso è che gli utenti di una piattaforma possono potenzialmente interagire con quelli di un’altra, anche se realisticamente questa interoperabilità non è mai completa.
Il “protocollo” ActivityPub presenta una serie di buone prassi per agevolare l’interoperabilità, ma ogni piattaforma possiede caratteristiche e funzionalità specifiche che potrebbero essere incompatibili con quelle di un’altra.
Alcune volte queste “limitazioni” sono “costitutive” della piattaforma, come nel caso di un utente pixelfed (un social che permette la facile condivisione di foto e immagini) che può vedere un post da un altro social se e solo se questo contiene una e una sola immagine; in altri casi sono semplicemente accidentali.
Per fare un esempio legato a Friendica, questo social possiede caratteristiche molto avanzate di formattazione e revisione dei messaggi, ma se vogliamo utilizzarle, dobbiamo essere consapevoli che quasi tutte le altre piattaforme del fediverso non le vedranno.
Per fare un altro esempio sempre legato a Friendica, è possibile pubblicare un post dotato di un titolo, come se fosse un vero e proprio articolo, ma un utente mastodon o misskey vedrà nella propria timeline solo il titolo e il link al post originale, mentre l’utente pixelfed probabilmente non lo vedrà proprio neanche se contiene una immagine.
Il consiglio per gli utenti dei social più “avanzati” è quello di cercare un compromesso nella scrittura dei messaggi tra il massimo sfruttamento delle potenzialità e la massima accessibilità e intellegibilità per la community.

Se si possiede un SUV, non per questo è necessario posteggiare con la ruota sul marciapiede!

Prima di concludere…

Prima di concludere, vorremmo citare una interessante riflessionesull’autopromozione formulata da kenobit, l’amministratore di una nuova istanza tematica che ha contribuito a portare nei social federati persone che generalmente non provengono dai social “testuali”. Lo riportiamo per esteso (qui il link all’originale):

Piccolo thread sul concetto di “promuovere le proprie opere” su Livello Segreto, che siano articoli, podcast, saggi o sculture di gommapane.
1) Potete farlo! Anzi, è incoraggiato. Siamo qui per scoprire cose interessanti, per parlare, per confrontarci. Per fare nascere alleanze e potenziali collaborazioni.
Ricordate però che questo non è un social freddo. LS punta a essere un punto di incontro più umano e concreto, dove non serve scannarsi per l’attenzione.
Immaginate che Livello Segreto sia un luogo del mondo reale, con persone vere. Una festa.
Se a una festa non fate altro che parlare di un vostro progetto, nessuno vi metterà alla porta, ma rischiate di fare la figura dellǝ asciugonǝ (o dell’ego ingombrante di turno).
Il trucco sta nel farlo con moderazione, magari alternando lo spam personale a contributi su altri fronti (commenti sotto toot altrui, post con gli hashtag del giorno, curiosità, etc.).
Sono sicuro anche che l’equilibrio tra contributi e promozione renderà il vostro account più interessante.
Se leggendoti scopro chi sei, magari anche a livello più personale, sarò più interessato a quello che hai da condividere.
I vecchi social danno poco valore alle nostre opere, che servono solo per arredare le vetrine e vanno cambiate a ritmo forsennato.
Su Livello Segreto non abbiamo fretta, diamo valore alle cose. Essere parte della comunità sarà la migliore pubblicità.
Morale: non siate un megafono a senso unico e cercate un vostro equilibrio. Il bello è che impareremo insieme cosa ci piace, come community.
Nota personale: credo che Livello Segreto non ci ripagherà in “visibilità”, ma in persone.
Se pubblico qualcosa qui, non è per fare grandi numeri (non saremo mai tantǝ come sui social corporate), ma per arricchire la mia rete di belle persone.
Per esperienza, sono la ricchezza più grande.

L’educazione alla diversità

Come sempre, l’educazione è un elemento che consente quasi sempre la convivenza, ma se l’educazione come concetto in sé è fondamentalmente basata sull’omologazione e, risentendo molto della provenienza sociale e culturale dell’individuo, può portare addirittura alla discriminazione; nel caso del fediverso bisognerebbe piuttosto parlare di educazione alla diversità: una istanza è popolata da utenti affini per preferenze e orientamenti che possono portare ogni istanza a differenziarsi molto dalle altre; gli utenti poi spesso non conoscono abbastanza bene il fediverso e non si rendono conto di questa complessità.

Questo può comportare da una parte l’avvio di provocazioni, schermaglie e guerriglie da parte degli utenti di una istanza verso quelli di un’altra; dall’altra può portare a episodi di mobbing verso utenti “divergenti” e provocare malesseri o generare sentimenti di vittimismo.

Ricordiamoci sempre che la parola fediverso contiene le radici delle due parole più importanti per la socialità universale: alleanza e diversità.

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