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Architettura aperta, trasparenza e portata: i tre motivi per cui le istituzioni pubbliche dovrebbero abbracciare il Fediverso (il post di Elena Rossini)

Openness, transparency and reach: three reasons why public institutions should embrace the Fediverse
Openness, transparency and reach: three reasons why public institutions should embrace the Fediverse

Traduciamo in italiano il post pubblicato oggi 16 marzo da @_elena sul suo blog. Secondo noi infatti le questioni toccate in questo post costituiscono il perno di tutta l’attuale discussione sul Fediverso

Questo post sarà ripubblicato anche sulla comunità Lemmy @[email protected]

Architettura aperta, trasparenza e portata: i tre motivi per cui le istituzioni pubbliche dovrebbero abbracciare il Fediverso

Nel nuovo anno 2026, la maggior parte delle istituzioni pubbliche europee, dei politici e dei servizi infrastrutturali (trasporti, servizi meteorologici ufficiali, sistemi di allerta) continuano a diffondere le proprie comunicazioni su un social network proprietario e chiuso, di proprietà dell’uomo più ricco del mondo: X (precedentemente noto come Twitter). Questo social network è ormai noto per i suoi forti pregiudizi (algoritmi che privilegiano i contenuti di estrema destra) e, ancor più preoccupante, per la creazione di immagini pornografiche non consensuali raffiguranti donne e bambini tramite il suo sistema interno di intelligenza artificiale generativa chiamato Grok. I conduttori del podcast The Europeans hanno opportunamente descritto X nel loro episodio più recente come una “terra desolata infestata da bot e dominata dall’estrema destra”.

Oggi più che mai, l’Europa ha bisogno di una piattaforma di comunicazione pubblica e aperta, accessibile a tutti i cittadini senza necessità di registrazione; una rete indipendente non soggetta a censura dovuta ad algoritmi opachi o pregiudizi politici.

In un intenso editoriale intitolato “Il mondo ha bisogno della sovranità sociale”, la direttrice della community di Mastodon, Hannah Aubry, ha scritto:

Nella società civile sempre più voci richiedono che le istituzioni pubbliche investano nella sovranità digitale. Il termine sovranità digitale indica che un’istituzione esercita autodeterminazione e controllo sulle infrastrutture digitali critiche, sui dati e sui servizi che costituiscono la sua presenza online. Finora, i social media non sono stati presi in considerazione in questo dibattito. Riteniamo sia giunto il momento di imprimere un cambiamento a questa situazione.

Ancora oggi, molte organizzazioni governative e molti politici mostrano prediligere le piattaforme delle grandi aziende tecnologiche (X, Facebook, Instagram) e Bluesky per la loro comunicazione pubblica. Bluesky si basa tecnicamente su un protocollo aperto (AT Proto) che consente la portabilità dei dati, ma il 98% dei suoi account è ancora centralizzato sul server principale di Bluesky. Sono sempre stata molto scettica nei confronti di Bluesky (pur essendone stata tra i primi utilizzatori) perché, a mio avviso, ripropone molti dei comportamenti tossici e problematici delle piattaforme delle grandi aziende tecnologiche (che approfondirò più avanti in questo articolo).

In questo saggio spiegherò perché credo che Mastodon/il Fediverso siano di gran lunga più adatti alle istituzioni pubbliche, ai servizi essenziali e ai politici; vedo tre benefici strategici nell’apertura garantita dal protocollo ActivityPub: l’architetura aperta, la possibilità di autodeterminazione e la portata*.

* Ho preferito tradurre con “portata” il termine reach che, nella terminologia del marketing, indica la quantità di persone/utenti raggiunti. Ho preferito questo termine perché, oltre a contemplare l’aspetto quantitativo, include il significato di “gittata”, ossia quanto più lontano dal mittente il messaggio viene spedito. Un’alternativa valida è quella di tradurlo con “copertura”, che è il termine preferito dalle piattaforme commerciali ma che, a mio parere, ha anche acquisito quella connotazione ingannevole che spesso viene utilizzata dalle grandi piattaforme per sottintendere la monetizzazione della visibilità di un post. Un altro modo di tradurla è utilizzare la parola “visibilità” che però presenta un significato meno neutro: soprattutto nel Fediverso, il concetto di visibilità è legato al valore del singolo post mentre quello di portata risiede esclusivamente nel numero di utenti raggiunti.

Nota di traduzione

Motivazione n. 1: architettura aperta

(contrariamente ai giardini recintati delle grandi aziende tecnologiche)

Sapevi che è possibile leggere i post pubblici dei social media federati utilizzando i lettori RSS?

Non è necessario avere un account Mastodon, Friendica o GoToSocial per leggere i messaggi sui social media pubblicati dalla Commissione europea sul suo account Mastodon. Perché? Qualsiasi profilo del Fediverso offre un feed RSS. La pagina del profilo Mastodon della Commissione europea è disponibile a questo indirizzo: https://ec.social-network.europa.eu/@EUCommission. Se lo copiate e incollate (facoltativo: aggiungete “/rss” alla barra degli indirizzi) in un qualsiasi lettore di feed, potrete iniziare a visualizzare tutti i post pubblici pubblicati da questo account nel lettore di feed che preferite.

Uno screenshot del lettore RSS Feedly che mostra come l'URL dell'istanza della Commissione europea possa essere trasformato in un feed RSS dei loro post.
Uno screenshot del lettore RSS Feedly che mostra come l’URL dell’istanza della Commissione europea possa essere trasformato in un feed RSS dei loro post.

Ecco la magia degli RSS: non serve un account Mastodon o del Fediverso per leggere i loro post (a meno che non si voglia interagire con loro su quelle piattaforme).

Al contrario, ogni volta che la Commissione europea pubblica un post su Facebook, Instagram, LinkedIn o X, il contenuto è nascosto dietro un sistema di accesso tramite login, inaccessibile a chi non possiede un account su queste piattaforme.

Aral Balkan, co-fondatore della Small Technology Foundation, ha scritto proprio di questo problema la scorsa settimana, dimostrando come le persone che non utilizzano le piattaforme social delle grandi aziende tecnologiche siano escluse dalle comunicazioni che avvengono su Instagram, Facebook e X:

Quando pubblichi contenuti su Instagram, Facebook e X, ecco come appaiono alle persone che non utilizzano queste piattaforme (seguono avvisi quali: Post non disponibile, Impossibile caricare questa pagina al momento. Riprova tra un po’ o usa l’app, Apri Instagram, Iscriviti, Contenuto sensibile, Questo post è disponibile solo nell’app X, Apri X, Questo contenuto potrebbe non essere appropriato per i minori di 18 anni. Per visualizzare questo contenuto multimediale, devi accedere a X. Scopri di più) – fonte: https://mastodon.ar.al/@aral/116209975369029795

Siamo abituati a queste pratiche da oltre vent’anni. È ora di dire basta. Questo è assolutamente inaccettabile per le comunicazioni provenienti da istituzioni pubbliche, politici e account di infrastrutture pubbliche (penso ad esempio agli avvisi in caso di calamità naturali, agli aggiornamenti sui trasporti e ai servizi consolari). Le istituzioni pubbliche sono finanziate con i soldi dei contribuenti: le loro comunicazioni servono l’interesse pubblico e dovrebbero essere accessibili a tutti, senza la necessità di creare account sui social media su sistemi proprietari, a scopo di lucro e chiusi. Questo è particolarmente vero per le comunicazioni dei governi europei: non è assurdo che richiedano account sui social media di proprietà e gestiti da aziende con sede negli Stati Uniti?

Quali credo siano i motivi per cui questa pratica persiste ancora oggi? A mio parere, potrebbe trattarsi di un mix di scarsa dimestichezza con la tecnologia, resistenza al cambiamento e forse attaccamento a metriche di vanità. Potrebbe essere difficile abbandonare un account sui social media con centinaia di migliaia di follower e ricominciare da capo su una nuova piattaforma, anche se quest’ultima non genera alcun coinvolgimento ed è piena di bot.

Esistono già alternative etiche in Europa. E si distinguono per molte altre ragioni, oltre alla trasparenza: la capacità di agire e la portata.

Motivazione n. 2: Autodeterminazione dell’utente

(un flusso cronologico invece di algoritmi complessi e opachi)

Le piattaforme social delle grandi aziende tecnologiche e (a mio avviso) anche Bluesky, si affidano completamente ad algoritmi complessi e opachi per mostrare i post nei loro feed di notizie.

L’obiettivo implicito degli algoritmi è quello di tenere gli utenti “incollati allo schermo” il più a lungo possibile, allo scopo di mostrare loro più annunci pubblicitari. È così che le piattaforme social commerciali riescono a sostenere i costi operativi e a generare profitti.

Bluesky non ha ancora introdotto la pubblicità, ma potrebbe farlo in futuro per raggiungere la redditività. Ha ricevuto 15 milioni di dollari in un round di finanziamento di serie A guidato dalla società di venture capital Blockchain Capital. Non si tratta di una donazione disinteressata: Blockchain Capital (il cui slogan è “Partner per i creatori di criptovalute dal 2013“) deve recuperare il suo investimento a un certo punto, e la pubblicità è il modo più semplice per generare profitti. Il suo nuovo CEO ad interim, Toni Schneider, ha dichiarato in un post sul blog: “Stiamo riflettendo attivamente su come generare profitto, ma la pubblicità è quasi in fondo alla lista delle idee“. Eppure mi viene in mente Sam Altman, CEO di OpenAI, che ha cambiato idea sulla pubblicità. Nel 2024 dichiarò: “Considero la pubblicità come l’ultima risorsa per il nostro modello di business“; ora, a gennaio 2026, sta testando la pubblicità su ChatGPT. Anche Netflix ha seguito una traiettoria simile.

A prescindere dalle questioni di monetizzazione, come fanno gli algoritmi a mantenere alto il coinvolgimento degli utenti? Semplice: promuovendo post che suscitano rabbia o paura, oppure che stuzzicano la curiosità con argomenti sensazionalistici.

Chi utilizza queste piattaforme non ha il pieno controllo; i contenuti che visualizza sono dettati da algoritmi opachi. E anche se Bluesky promette libertà di scelta con un approccio “scegli il tuo algoritmo”, gli algoritmi restano comunque i padroni della sua piattaforma.

Qual è il problema con gli algoritmi opachi? In parole semplici, gli algoritmi sfruttano le debolezze umane. Nel suo articolo sempre attuale “This Is How Your Fear and Outrage Are Being Sold for Profit” (Ecco come la tua paura e la tua indignazione vengono commercializzate a scopo di lucro), pubblicato nel luglio 2017, l’autore Tobias Rose-Stockwell ha spiegato che i feed di notizie “catturano la tua attenzione con un packaging emotivo”. Rose-Stockwell ha parlato di “coinvolgimento affettivo”, sostenendo che i post che suscitano forti reazioni emotive, positive o negative che siano, tendono a generare un elevato coinvolgimento e vengono quindi trattati in modo preferenziale dagli algoritmi.

Il News Feed tende a dare priorità ai contenuti che sfruttano queste strategie emotive, generando così più clic, like, condivisioni e commenti. Mentre i produttori di contenuti competono per questo tipo di coinvolgimento emotivo, questa battaglia per l’attenzione crea quella che l’esperto di etica tecnologica Tristan Harris ha definito “una corsa verso la parte inferiore del tronco encefalico”.

È giusto che i messaggi importanti di politici e istituzioni pubbliche si scontrino con discussioni provocatorie o che incitano all’ira, pubblicate da account casuali che nemmeno si seguono?

Penso di no.

Al contrario, su Mastodon e nel Fediverso i feed di notizie sono composti da messaggi a cui si sceglie di iscriversi. Questa è vera autodeterminazione.

In una recente intervista per il già citato podcast The Europeans, al fondatore di Mastodon, Eugen Rochko, è stato chiesto: “Pensi che un social network possa mai essere algoritmico ed etico allo stesso tempo?“. Ecco la risposta di Rochko (enfasi mia):

È una domanda complicata perché ovviamente dipende tutto dai dettagli, giusto? Qual è l’algoritmo? Come funziona? E Mastodon, come qualsiasi applicazione software, presenta molti algoritmi al proprio interno, ma l’algoritmo alla base dell’intero feed è molto semplice. È cronologico in ordine inverso. Anche questo è un algoritmo, ma molto semplice. Abbiamo un feed di tendenza, che permette di trovare contenuti che normalmente non si vedrebbero, ma è lo stesso per tutti. È suddiviso per lingua, quindi si vedono i post di tendenza nella propria lingua e chi parla una lingua diversa vedrà post diversi nella propria lingua. Se parliamo di feed algoritmici come quelli di Instagram, essi creano dipendenza. Non ci si accorge di quando si è recuperato tutto dall’ultima volta che lo si è guardato. Quindi devi scorrere, scorrere e scorrere, e potresti non fermarti finché non ti rendi conto che “oh, sto facendo doom-scrolling”, mentre se il contenuto è sempre lo stesso ogni volta che lo carichi e segue un ordine prevedibile, allora puoi scorrerlo, vedere le novità, poi dire “ok, questo l’ho già visto” e puoi semplicemente smettere di scorrere. E questo è uno dei modi in cui Mastodon ti fa risparmiare tempo, perché non cerca di farti rimanere il più a lungo possibile. È come dire: “Ok, ecco cosa vuoi vedere davvero, ora puoi andare avanti con la tua vita”.

Il bello del Fediverso è che le persone possono anche seguire gli hashtag, popolando le proprie timeline con contenuti che le interessano davvero e scoprendo nuovi account da seguire.

I politici e le istituzioni europee potrebbero sfruttare il potenziale di questa funzionalità, creando dibattiti su temi importanti che i loro elettori potrebbero seguire e a cui potrebbero partecipare.

Il Fediverso promuove la vera libertà di scelta e la vera autodeterminazione. AT Protocol potrebbe sembrare farlo in superficie, offrendo agli utenti la possibilità di aggiungere feed personalizzati (“Scegli la tua timeline! I feed creati dalla community ti aiutano a trovare i contenuti che ami“), ma la dipendenza da misteriosi algoritmi che selezionano i post da mostrare rimane comunque preoccupante.

E poi c’è la questione della “portata”: chi vede i tuoi post?

Motivazione n. 3: Portata

I creatori di contenuti sulle piattaforme social delle grandi aziende tecnologiche e su quelle basate su algoritmi come Bluesky devono costantemente elaborare strategie sulle parole chiave da utilizzare o sul momento migliore per pubblicare un aggiornamento di stato; gli algoritmi, infatti, non mostrano i contenuti a tutti i follower, ma solo a una parte di essi.

Certo, si potrebbe dire che Bluesky offre un feed “Following”, che mostra i post degli account che si seguono, ordinati cronologicamente, ma sostengo che pochissime persone lo utilizzino. Ho quasi 1200 follower su Bluesky e, quando ero attiva sulla piattaforma, era molto comune non ricevere alcuna reazione ai miei post. Niente, zero. Allo stesso modo, anche i miei amici sulla piattaforma, alcuni con 6000 o 10000 follower, spesso ricevevano poche o nessuna reazione ai loro post. Se la maggior parte degli utenti di Bluesky utilizzasse il feed cronologico “Seguiti” come feed predefinito, questo non accadrebbe. Per me, la scarsa interazione su Bluesky, nonostante un numero relativamente elevato di follower, è un segno che la maggior parte degli utenti preferisce feed gestiti da algoritmi opachi che mettono in evidenza contenuti “interessanti” (ovvero con un alto livello di coinvolgimento emotivo) provenienti da tutta la rete.

Il contrasto tra Bluesky/ATProto e il Fediverso è davvero netto.

Ad esempio: il giornalista tecnologico Casey Newton (fondatore di Platformer) ha oltre 250.000 follower su Bluesky, eppure spesso i suoi post ricevono solo una manciata di “boost” e commenti.

Al contrario, con “soli” 12.000 follower sul Fediverso, ricevo spesso centinaia di condivisioni e risposte ai miei post:

Mercoledì sono stata offline per gran parte della giornata e quando ho aperto l’app Ivory per iOS la sera, ho visto una bolla rossa che indicava che avevo ricevuto 173 risposte a uno dei miei post, accumulate nell’arco di 9 ore.

Uno screenshot dell’app Ivory di Mastodon per iOS che mostra le notifiche nella scheda delle menzioni: 173 risposte

Conclusione: +1 per una vera piazza pubblica aperta

Le vostre istituzioni pubbliche e i vostri politici dovrebbero condividere messaggi su social network governati da algoritmi opachi? Oppure dovrebbero farlo su piattaforme che privilegiano l’autodeterminazione degli utenti e la trasparenza, attraverso feed cronologici?

Non deve essere per forza un’alternativa secca: Ralf Stockmann, direttore dello sviluppo digitale e degli affari di rete presso la ZLB (Fondazione della Biblioteca Centrale e Statale di Berlino – la più grande biblioteca pubblica in Germania), ha proposto una strategia di comunicazione +1 per le istituzioni pubbliche durante una presentazione al Berlin Fediverse Day nel 2024 (video).

Stockmann ha suggerito che le istituzioni pubbliche continuino a utilizzare tutti i loro profili sui social media delle grandi aziende tecnologiche, ma aggiungano almeno una rete libera e aperta, non limitandosi a riutilizzare i contenuti, ma “prendendola sul serio”, imparando e adattandosi alla cultura del Fediverso (e non trattandola semplicemente come un altro X o Instagram).

Un’immagine fissa tratta dalla presentazione della strategia di comunicazione “Plus 1” di Ralf Stockmann, che mostra i loghi delle piattaforme delle grandi aziende tecnologiche e un +1 accanto al simbolo del Fediverso.

Attualmente, poche istituzioni pubbliche hanno adottato questo approccio. Nell’ottica della trasparenza e della responsabilità, il sito web della Commissione europea consente al pubblico di consultare un database dei social media con controlli granulari: è possibile visualizzare quante persone che lavorano all’interno della Commissione europea hanno un account su X, Facebook, Bluesky, Mastodon e altri social network, con i relativi link.

https://european-union.europa.eu/contact-eu/social-media-channels_en?ref=blog.elenarossini.com

Purtroppo, 445 membri e istituzioni della Commissione europea sono ancora attivi sulla piattaforma X di Elon Musk. 309 sono presenti sul profilo Facebook di Mark Zuckerberg, 163 su Instagram e 6 su Threads. Una ricerca su Mastodon restituisce solo due risultati, ma la pagina potrebbe essere obsoleta, dato che nuovi commissari si uniscono regolarmente al Fediverso.

Dalle mie osservazioni personali, basate sugli account social che la Commissione europea segue su Bluesky, questa piattaforma algoritmica, basata sul protocollo AT, è di gran lunga più popolare del Fediverso tra i suoi membri ufficiali:

https://bsky.app/profile/ec.europa.eu?ref=blog.elenarossini.com

Gli account Bluesky possono essere collegati al Fediverso tramite lo strumento Bridgy Fed, ma per tutelare gli interessi pubblici dei cittadini europei, ritengo che una strategia più saggia sarebbe quella di concentrare gli sforzi di comunicazione della Commissione europea sull’istanza del Fediverso che controllano completamente… e se volessero “collegare” i loro contenuti a Bluesky, potrebbero farlo (passando quindi dal Fediverso a Bluesky e non viceversa). Un esempio è l’account sui social media del giornalista spagnolo Thiago Ferrer Morini, che collega il suo account Mastodon a Bluesky.

La Commissione europea ha già un account molto attivo e frequentato sul Fediverso:

https://ec.social-network.europa.eu/@EUCommission?ref=blog.elenarossini.com

Suppongo che un modo per incoraggiarli a rimanere coinvolti sia quello di farli sentire visti e apprezzati.

Come?

Con commenti e reazioni positive ai loro post, piuttosto che accogliendoli con questioni pedanti e con quelle osservazioni critiche di cui io stessa mi sono resa colpevole in passato.

La mia amica Sandra Barthel, cofondatrice dell’alleanza Open Networks e Democratic Public Spheres, sottolinea l’importanza dei finanziamenti pubblici per i social network europei aperti (30 milioni di euro all’anno per un “fondo Fedeverso” è una delle principali richieste dell’alleanza). Per Sandra, dobbiamo assicurarci che le organizzazioni europee o le aziende private che ricevono finanziamenti pubblici per l’obiettivo della sovranità sociale e digitale si impegnino concretamente per l’apertura:

Le piattaforme nazionali o europee presentate da governi o iniziative europee, come la “Deutschland Stack” (la piattaforma tedesca) o i dibattiti sugli “Eurostack”, non si concentrano chiaramente sul software open source, sugli standard aperti e sulle interfacce aperte. Pertanto, tali proposte non sono sostenibili. Dovremmo invece finanziare progetti open collaborativi che coinvolgano sviluppatori e non sviluppatori europei e internazionali, garantendo che il denaro pubblico vada a beneficio del bene pubblico e non solo di interessi privati.

Consideriamo le possibilità: rendere il Fediverso un vero e proprio servizio pubblico che mantenga la promessa originaria di Internet, promuovendo la connessione tra le persone e restando al servizio dei loro interessi… in modo indipendente da obblighi commerciali.

Da dove cominciamo? Un passo alla volta. Aggiungere l’icona di Mastodon al piè di pagina del sito web della Commissione europea, accanto a X, Facebook e altre piattaforme di social media statunitensi, avrebbe due importanti vantaggi:

  • segnalerebbe l’impegno della Commissione europea a favore di una piattaforma sociale europea libera, interoperabile e rispettosa della privacy;
  • potrebbe far conoscere Mastodon ai cittadini europei che non lo conoscono, aumentando così la consapevolezza di una valida alternativa alle piattaforme social delle grandi aziende tecnologiche.

Cosa ne pensi?

Attendo con interesse di conoscere le tue opinioni e i tuoi suggerimenti.

Elena

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✏️ Il post originale è disponibile qui: https://blog.elenarossini.com/openness-transparency-and-reach-three-reasons-why-public-institutions-should-embrace-the-fediverse/
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